Palazzo Fusco

Sapore di storia

Via Pasquale Fusco e Palazzo Fusco: una strada ed un palazzo, un binomio nato non a caso, una dualità che racchiude stranamente la storia di un territorio, quello oplontino, passando curiosamente attraverso personaggi di spicco della controversa storia d’Italia.

La citata strada con l’annesso palazzo identificato dal numero civico 215 è ubicato nell’antico quartiere Oncino di Torre Annunziata, affacciati ambedue sulla Strada Regia delle Calabrie oggi denominata Corso Umberto I. Il palazzo, una costruzione ampia, massiccia, con un meraviglioso giardino all’interno, apparteneva (fino a poco tempo fa) alla famiglia Fusco, grandi proprietari terrieri, notabili e giureconsulti, oggi valenti medici ed avvocati. “Il podere Fusco”, come si legge sull’arco del portone, nell’ottocento si estendeva dalla Strada Regia fino a lambire la spiaggia Oncino nei pressi della falesia vulcanica che si affaccia al mare: ecco spiegato il motivo della titolarità della strada che incrocia oggi la panoramica via Gino Alfani. Era il territorio estremo del comune di Boscotrecase che con decreto regio del 22 febbraio 1877, insieme al quartiere Grazie, fu inglobato nel comune di Torre Annunziata. Il palazzo Fusco fu ampliato negli anni a seguire e la data 1885 in rilievo sull’arcata d’ingresso indica il periodo di completamento dello stabile. Nell’ala nobiliare abitativa al primo piano, alla quale si accede tramite una meravigliosa scala di marmo a chiocciola appena si entra a destra dal portone, nacque il 12 novembre del 1843 Nicola Antonio Salvatore (de) Dino. Un illustre matematico, professore all’Università di Roma e di Napoli, ordinario di geometria proiettiva ed analitica, membro dell’Accademia delle Scienze, nonchè insegnante del famoso matematico torrese Ernesto Cesaro. La lapide posta sulla facciata del Palazzo Fusco sottolinea l’importanza del personaggio annoverandolo fra i migliori figli di questa terra oplontina.

Lo stemma

Stemma della Famiglia Fusco: troncato, di azzurro e d’oro alla fascia di rosso sulla partizione caricata da tre stelle d’oro sostenente una colomba al naturale che mira un sole d’oro raggiante nel catone destro del capo, ed in punta a due sbarre di rosso ondate di argento accompagnate da tre quadrifogli azzurri.

Ricerca storica ed araldica di Vincenzo Amorosi